Auktionsarchiv: Los-Nr. 1522

An ivory Corpus Christi, Genoa 1622/24, Georg Petel (1601/02-1634)

Schätzpreis
Zuschlagspreis:
Auktionsarchiv: Los-Nr. 1522

An ivory Corpus Christi, Genoa 1622/24, Georg Petel (1601/02-1634)

Schätzpreis
Zuschlagspreis:
Beschreibung:

An ivory Corpus Christi, Genoa 1622/24, Georg Petel (1601/02-1634) cm 53x51 La maginifca opera eburnea, eseguita nel terzo decennio del XVII secolo dallo scultore bavarese Georg Petel definito il “Michelangelo tedesco” che, nella sua troppo breve esistenza, produsse opere dalla straordinaria qualità di gusto tardo-manieristico e proto-barocco, è documentata da una approfondita ricerca datata 1972 condotta dallo studioso e storico Francesco Negri Arnoldi della quale riproponiamo i passaggi più signifcativamente esplicativi per una corretta collocazione storico-artistica e cronologica dello straordinario Corpus Christi: « L’anno 1622 venne Giorgio Bethle da “Roma in Genova, dove fu introdotto a G.Battista Poggi, la cui protezione molto giovolli. Perciò avendo il Poggi osservati alcuni lavori di costui in avorio; conobbe che egli era un buon Artefce; onde il propose ad alcuni cavalieri di questa città, e principalmente al sig. Francesco Zoagli, per cui molto il Bethle opera. Tacer non debbo due immagini del Crocifsso fattegli in avorio, le quali tanto squisite riuscirono, che certamente in Italia poche ve n ‘ha eguali e niuna superiore. Elle si conservano presso gli eredi di questo medesimo cavaliere » Così scriveva nel 1674 Raffaele Soprani nella breve biografa dello scultore tedesco, delle, per l’attività svolta da costui a Genova, voile inserire tra le « Vite » degli artisti genovesi. Di tale attività del Petel non resta tuttavia altra memoria, nè sino ad oggi ci erano noti esempi della sua produzione del tempo all’infuori del grande Crocifsso eburneo di Palazzo Pallavicino di Genova (siglato G.B. sul retro del perizoma) che, sulla scorta delle notizie fornite dal Soprani e dalla posteriore letteratura locale, si e creduto poter identifcare con uno dei due eseguiti dallo scultore tedesco per Francesco Zoagli. Questo viene infatti a documentare chiaramente un altro capolavoro sinora ignoto dello scultore tedesco, un altro grande Crocifsso eburneo, che per le sue caratteristiche tipicamente peteliane e per la sua provenienza dalla dimora di antica famiglia genovese, potrebbe essere identifcato con il secondo dei due Cristi in avorio ricordati dal Soprani come eseguiti dal Petel per il Cavalier Zoagli. Tale opera, che si avvicina al Crocifsso Pallavicino per le dimensioni (em. 49 di alt.), per lo schema iconografico (Cristo agonizzante con il volto rivolto in alto a sinistra e i piedi infissi da un solo chiodo) e per altri caratteri stilistici, si distingue invece da quello per qualita tecniche e formali che si pongono, non come negazione, ma come logico, naturale sviluppo del le premesse stilistiche del precedente. E’ infatti evidente nel nostro Crocifsso, rispetto a quello PalIavicino, un’accentuazione violenta dell’espressione patetica, con più insistente e penetrante studio del particolare anatomico, e più spietata analisi realistica, spinta sino al dettaglio macabre e raccapricciante. E questo mediante l’uso di una tecnica dell’intaglio assai più avanzata e che tocca l’apice del virtuosismo nella minuziosa descrizione del piccolo teschio ai piedi del Cristo, di Cui si possono davvero contare tutte le ossa. Ciò che richiama appunto la « maniera » dei più celebri capolavori dell’arte matura del maestro. Nel contempo e innegabile qui maggior peso della componente italiana, quanto mai evidente ad esempio nello sforzo di raggiungere, attraverso il contrapposto, Ia torsione e Ia tensione musco!are della figura, una struttura rnichelangiolesca, e, per altro verso, mediante il tormentato modellato e gli effetti luministici, un pittoricismo di tipo berniniano. Elementi e caratteri tutti che smentiscono in pieno le passate attribuzioni dell’opera: dalla prima, tradizionale familiare, al Giambologna, all’altra più recente allo scultore francese La Croix, e a quella, per così dire ufficiale, ad artista fammingo « della seconda meta del secolo XVII», con la quale il Crocifsso figurava al‘Esposizione di Arte Sacra di Torin

Auktionsarchiv: Los-Nr. 1522
Auktion:
Datum:
Auktionshaus:
Beschreibung:

An ivory Corpus Christi, Genoa 1622/24, Georg Petel (1601/02-1634) cm 53x51 La maginifca opera eburnea, eseguita nel terzo decennio del XVII secolo dallo scultore bavarese Georg Petel definito il “Michelangelo tedesco” che, nella sua troppo breve esistenza, produsse opere dalla straordinaria qualità di gusto tardo-manieristico e proto-barocco, è documentata da una approfondita ricerca datata 1972 condotta dallo studioso e storico Francesco Negri Arnoldi della quale riproponiamo i passaggi più signifcativamente esplicativi per una corretta collocazione storico-artistica e cronologica dello straordinario Corpus Christi: « L’anno 1622 venne Giorgio Bethle da “Roma in Genova, dove fu introdotto a G.Battista Poggi, la cui protezione molto giovolli. Perciò avendo il Poggi osservati alcuni lavori di costui in avorio; conobbe che egli era un buon Artefce; onde il propose ad alcuni cavalieri di questa città, e principalmente al sig. Francesco Zoagli, per cui molto il Bethle opera. Tacer non debbo due immagini del Crocifsso fattegli in avorio, le quali tanto squisite riuscirono, che certamente in Italia poche ve n ‘ha eguali e niuna superiore. Elle si conservano presso gli eredi di questo medesimo cavaliere » Così scriveva nel 1674 Raffaele Soprani nella breve biografa dello scultore tedesco, delle, per l’attività svolta da costui a Genova, voile inserire tra le « Vite » degli artisti genovesi. Di tale attività del Petel non resta tuttavia altra memoria, nè sino ad oggi ci erano noti esempi della sua produzione del tempo all’infuori del grande Crocifsso eburneo di Palazzo Pallavicino di Genova (siglato G.B. sul retro del perizoma) che, sulla scorta delle notizie fornite dal Soprani e dalla posteriore letteratura locale, si e creduto poter identifcare con uno dei due eseguiti dallo scultore tedesco per Francesco Zoagli. Questo viene infatti a documentare chiaramente un altro capolavoro sinora ignoto dello scultore tedesco, un altro grande Crocifsso eburneo, che per le sue caratteristiche tipicamente peteliane e per la sua provenienza dalla dimora di antica famiglia genovese, potrebbe essere identifcato con il secondo dei due Cristi in avorio ricordati dal Soprani come eseguiti dal Petel per il Cavalier Zoagli. Tale opera, che si avvicina al Crocifsso Pallavicino per le dimensioni (em. 49 di alt.), per lo schema iconografico (Cristo agonizzante con il volto rivolto in alto a sinistra e i piedi infissi da un solo chiodo) e per altri caratteri stilistici, si distingue invece da quello per qualita tecniche e formali che si pongono, non come negazione, ma come logico, naturale sviluppo del le premesse stilistiche del precedente. E’ infatti evidente nel nostro Crocifsso, rispetto a quello PalIavicino, un’accentuazione violenta dell’espressione patetica, con più insistente e penetrante studio del particolare anatomico, e più spietata analisi realistica, spinta sino al dettaglio macabre e raccapricciante. E questo mediante l’uso di una tecnica dell’intaglio assai più avanzata e che tocca l’apice del virtuosismo nella minuziosa descrizione del piccolo teschio ai piedi del Cristo, di Cui si possono davvero contare tutte le ossa. Ciò che richiama appunto la « maniera » dei più celebri capolavori dell’arte matura del maestro. Nel contempo e innegabile qui maggior peso della componente italiana, quanto mai evidente ad esempio nello sforzo di raggiungere, attraverso il contrapposto, Ia torsione e Ia tensione musco!are della figura, una struttura rnichelangiolesca, e, per altro verso, mediante il tormentato modellato e gli effetti luministici, un pittoricismo di tipo berniniano. Elementi e caratteri tutti che smentiscono in pieno le passate attribuzioni dell’opera: dalla prima, tradizionale familiare, al Giambologna, all’altra più recente allo scultore francese La Croix, e a quella, per così dire ufficiale, ad artista fammingo « della seconda meta del secolo XVII», con la quale il Crocifsso figurava al‘Esposizione di Arte Sacra di Torin

Auktionsarchiv: Los-Nr. 1522
Auktion:
Datum:
Auktionshaus:
LotSearch ausprobieren

Testen Sie LotSearch und seine Premium-Features 7 Tage - ohne Kosten!

  • Auktionssuche und Bieten
  • Preisdatenbank und Analysen
  • Individuelle automatische Suchaufträge
Jetzt einen Suchauftrag anlegen!

Lassen Sie sich automatisch über neue Objekte in kommenden Auktionen benachrichtigen.

Suchauftrag anlegen