Lot 39 Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 - Antwerp 1640), The Dying Seneca olio su tela, cm 59x50,5. Le opere antiche costituiscono un paradigma imprescindibile per lartista, in quanto sono più vicine alla natura primigenea e, per questo, alla perfezione. P.P. Rubens De imitation statuarum Se si vuole parlare di Pietr Paul Rubens e del suo rapporto con lantichità si dovrà per forza di cose parlare del Seneca morente. Innanzitutto un dato biografico che possa spiegare il fervido amore del maestro fiammingo per il soggetto: egli stesso comprò, nel suo viaggio in Italia, un busto di Seneca o, come dovremmo dire oggi, dello pseudo-Seneca. E stato infatti dimostrato che la fisionomia del filosofo stoico non era, come si era pensato dal 700 in poi, quella della bellissima testa bronzea ritrovata a Ercolano e della quale si sono sempre conosciuti innumerevoli analoghe repliche romane in marmo. Sta di fatto che per Rubens quella testa era di Seneca, ed era tanto amata da apparire in uno dei quadri più intimi e personali del pittore, il famoso Quattro filosofi, databile 1611-12 e visibile oggi nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. In una nicchia sovrastante il tavolino a cui sono seduti il defunto fratello di Rubens, Filippo, il maestro di questultimo (Giusto Lipsio), Giovanni van de Wouvere (discepolo come Filippo del Lipsio) e Rubens stesso, aggetta un busto di Seneca fatto oggetto di platonica devozione attraverso il simbolo di quattro tulipani. Il busto è con tutta probabilità proprio quello che il pittore si era comprato nel 1605 e di cui fece disegni di suo pugno (famoso quello del Metropolitan Museum di New York). Ma il massimo dellispirazione Rubens la ebbe probabilmente davanti a quella straordinaria scultura che è il Seneca morente oggi al Louvre. Sino agli anni napoleonici, essa fu sempre visibile a Roma, prima in collezione Altemps e poi Borghese. Nel dipinto Seneca morente di Rubens oggi allAlte Pinakothek di Monaco, tutto della postura e dellespressione deriva dalla scultura di Parigi. La stima che Rubens nutriva per il soggetto ed il rispetto reverenziale per la scultura antica lo avevano portato a riportare su due dimensioni una grande invenzione greca, tipicamente ellenistica come ispirazione. Chi avesse potuto ammirare a Palazzo Reale di Milano lultima mostra su Rubens (26 Ottobre 2016 26 Febbraio 2017) si ricorderà come uno dei quadri che aprivano la mostra era proprio un Seneca morente. Quella prestata a Milano non era la tela di Monaco bensì una replica di bottega di proprietà del Prado in cui (vedi scheda del catalogo: Rubens e la nascita del barocco, a cura di A. Lo Bianco, 2016) si è sempre però considerata di mano del maestro la testa del filosofo, il vero centro della composizione. Il fatto che Rubens avesse replicato la testa di Seneca nel dipinto del Prado dimostra non solo il suo attaccamento al soggetto ma anche il successo che esso aveva riscosso nella schiera degli amanti della pittura. Sappiamo per esempio dal libro dei conti delleditore Jean II Moretus di Anversa che suo fratello Balthasar aveva richiesto tra il 1613 ed il 1616 a Rubens in persona una testa di Seneca morente. Nel dipinto realizzato il filosofo è detto ignudo e coperto solamente da un drappo bianco e molto leggero che gli copre una parte del braccio sinistro. Nessun dubbio quindi che la tavola oggi visibile ad Anversa, al Musée Plantin Moretus, sia di mano del maestro. Allo stesso modo unaltra versione della testa di Seneca morente è presente allo Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe ed è documentata sino dal 1772 in collezione tedesca. La tavola che presentiamo eccezionalmente in asta è un dipinto appartenente a questo prestigioso gruppo. Lo sguardo perso ma rivolto al cielo, le labbra grigie per la mancanza di sangue, la pelle del collo cadente e molle fanno tornare inevitabilmente alla mente il busto romano che anche Rubens aveva nella sua collezione. La morbidezza del tratto pittorico in tutti i dettagli
Lot 39 Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 - Antwerp 1640), The Dying Seneca olio su tela, cm 59x50,5. Le opere antiche costituiscono un paradigma imprescindibile per lartista, in quanto sono più vicine alla natura primigenea e, per questo, alla perfezione. P.P. Rubens De imitation statuarum Se si vuole parlare di Pietr Paul Rubens e del suo rapporto con lantichità si dovrà per forza di cose parlare del Seneca morente. Innanzitutto un dato biografico che possa spiegare il fervido amore del maestro fiammingo per il soggetto: egli stesso comprò, nel suo viaggio in Italia, un busto di Seneca o, come dovremmo dire oggi, dello pseudo-Seneca. E stato infatti dimostrato che la fisionomia del filosofo stoico non era, come si era pensato dal 700 in poi, quella della bellissima testa bronzea ritrovata a Ercolano e della quale si sono sempre conosciuti innumerevoli analoghe repliche romane in marmo. Sta di fatto che per Rubens quella testa era di Seneca, ed era tanto amata da apparire in uno dei quadri più intimi e personali del pittore, il famoso Quattro filosofi, databile 1611-12 e visibile oggi nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. In una nicchia sovrastante il tavolino a cui sono seduti il defunto fratello di Rubens, Filippo, il maestro di questultimo (Giusto Lipsio), Giovanni van de Wouvere (discepolo come Filippo del Lipsio) e Rubens stesso, aggetta un busto di Seneca fatto oggetto di platonica devozione attraverso il simbolo di quattro tulipani. Il busto è con tutta probabilità proprio quello che il pittore si era comprato nel 1605 e di cui fece disegni di suo pugno (famoso quello del Metropolitan Museum di New York). Ma il massimo dellispirazione Rubens la ebbe probabilmente davanti a quella straordinaria scultura che è il Seneca morente oggi al Louvre. Sino agli anni napoleonici, essa fu sempre visibile a Roma, prima in collezione Altemps e poi Borghese. Nel dipinto Seneca morente di Rubens oggi allAlte Pinakothek di Monaco, tutto della postura e dellespressione deriva dalla scultura di Parigi. La stima che Rubens nutriva per il soggetto ed il rispetto reverenziale per la scultura antica lo avevano portato a riportare su due dimensioni una grande invenzione greca, tipicamente ellenistica come ispirazione. Chi avesse potuto ammirare a Palazzo Reale di Milano lultima mostra su Rubens (26 Ottobre 2016 26 Febbraio 2017) si ricorderà come uno dei quadri che aprivano la mostra era proprio un Seneca morente. Quella prestata a Milano non era la tela di Monaco bensì una replica di bottega di proprietà del Prado in cui (vedi scheda del catalogo: Rubens e la nascita del barocco, a cura di A. Lo Bianco, 2016) si è sempre però considerata di mano del maestro la testa del filosofo, il vero centro della composizione. Il fatto che Rubens avesse replicato la testa di Seneca nel dipinto del Prado dimostra non solo il suo attaccamento al soggetto ma anche il successo che esso aveva riscosso nella schiera degli amanti della pittura. Sappiamo per esempio dal libro dei conti delleditore Jean II Moretus di Anversa che suo fratello Balthasar aveva richiesto tra il 1613 ed il 1616 a Rubens in persona una testa di Seneca morente. Nel dipinto realizzato il filosofo è detto ignudo e coperto solamente da un drappo bianco e molto leggero che gli copre una parte del braccio sinistro. Nessun dubbio quindi che la tavola oggi visibile ad Anversa, al Musée Plantin Moretus, sia di mano del maestro. Allo stesso modo unaltra versione della testa di Seneca morente è presente allo Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe ed è documentata sino dal 1772 in collezione tedesca. La tavola che presentiamo eccezionalmente in asta è un dipinto appartenente a questo prestigioso gruppo. Lo sguardo perso ma rivolto al cielo, le labbra grigie per la mancanza di sangue, la pelle del collo cadente e molle fanno tornare inevitabilmente alla mente il busto romano che anche Rubens aveva nella sua collezione. La morbidezza del tratto pittorico in tutti i dettagli
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